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E’ colpa dello smartphone se sentiamo dolore alla mano?

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A volte si! L’uso compulsivo dei dispositivi portatili provoca spesso un uso eccessivo dell’articolazioni legate a pollice ed indice

Numerosi fonti dichiarano con sicurezza che almeno il 71% della popolazione in italia possieda uno o più smartphone con un tempo medio di utilizzo di 5 ore al giorno per gli adulti che diventano tra le 7 e le 10 ore per gli adolescenti.

Tutte queste ore passate a sollecitare le due articolazioni più usate, quella del pollice e quella dell’indice, provocano in molti casi delle condizioni cliniche che si manifestano sotto forma di formicolio e che poi possono trasformarsi, se ignorate, in una patologia più seria.

Il dolore al pollice è il primo indicatore da non sottovalutare, digitare in continuazione sulle tastiere degli smartphone  può indolenzire anche l’intera struttura della mano e anche del polso. Il semplice atto di sbloccare il proprio smartphone, tra l’altro, richiede l’uso di una certa pressione del pollice: un semplice movimento che facciamo innumerevoli volte al giorno, e che alla lunga può creare problemi.

Quello che può sembrare un banale dolore o gonfiore alla base del dito può essere un indicatore di un problema degenerativo dell’articolazione, che può trasformarsi in un processo artrosico. 

Le sindromi più frequentemente associate all’uso intensivo del cellulare sono:

  • La tenosinovite stenosante
    detta anche dito a scatto è un processo infiammatorio che colpisce il rivestimento sinoviale della guaina tendinea. Nelle dita le pulegge, ossia i legamenti che tengono in posizione i tendini,  formano dei tunnel fibrosi entro cui i tendini scorrono: questi sono trattenuti vicino alle ossa per ottenere il movimento di flessione delle dita. Nelle situazioni più gravi, utilizzare il pollice è quasi impossibile, e potrebbe richiedere un intervento chirurgico, che apra la puleggia in modo che il tendine possa scorrere liberamente.
  • La “textite”
    definita anche come artrite da messaggio, è causata dall’eccessiva digitazione di messaggi attraverso smartphone, laptop, tablet o qualsiasi altro dispositivo elettronico in cui si debba digitare. Oltre che alla mano, al polso e al pollice, la textite provoca dolore al collo e al gomito, nonché intorpidimento e formicolio alle braccia, agli avambracci, alla mano e alle dita, e mette sotto stress diversi muscoli, tendini e nervi. La textite, tende a colpire persone più giovani, anche sotto i 40 anni.
  • Sindrome del tunnel carpale
    sicuramente più conosciuta è un’infiammazione del nervo mediano causata dalla compressione dei tendini flessori che scorrono all’interno del canale del carpo. È caratterizzata da un formicolio e intorpidimento delle dita della mano, che spesso si tramuta in dolore. Il fastidio riguarda soprattutto le ore notturne, può essere intermittente o divenire costante; nei casi più gravi si verificano anche una perdita di sensibilità alle dita e una difficoltà nella presa degli oggetti.
  • Sindrome del canale cubitale
    questa volta ci focalizziamo non sulla digitazione, ma sulle chiamate. Quando si sta per lungo tempo al telefono, manteniamo il gomito flesso per molto tempo: il risultato sarà che, alla fine della chiamata, si avrà difficoltà nello svolgere azioni semplici, come chiudere il palmo della mano. 
  • Morbo di De Quervain
    è una patologia caratterizzata da un’infiammazione di due tendini localizzati a livello del lato radiale del polso, l’abduttore lungo del pollice e l’estensore breve del pollice. Il rigonfiamento può causare dolore e tumefazione lungo il margine radiale del polso, che si manifesta generalmente quando si chiude la mano a pugno e nei movimenti del polso o nelle prese di forza e pinza.

In molti casi interrompere i movimenti che hanno provocato il problema è sufficiente a far sparire i sintomi così come sono venuti. Quando sono severi o non tendono a diminuire è raccomandato il consulto di uno specialista ortopedico che con l’aiuto di vari esami strumentali, come la radiografia, l’ecografia, o l’elettromiografia. vi saprà indicare le opzioni terapeutiche e le cure più efficaci.

Tra le più frequenti sicuramente possono essere prescritti trattamenti con farmaci neurotrofici, terapie come ultrasuoni o l’utilizzo di tutori. Se questi trattamenti non funzionano, bisogna procedere con interventi di chirurgia mini invasiva.


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