Sindrome del tunnel carpale: quali sono gli interventi?

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La sindrome del tunnel carpale è una patologia caratterizzata dalla compressione del nervo mediano a livello del polso, in corrispondenza della struttura ossea nota appunto con il nome di tunnel carpale.

Quando il nervo subisce una compressione, il paziente avverte una sensazione di formicolio, prurito e dolore che dalle dita può estendersi lungo la mano fino al braccio.  Nella maggior parte dei casi, l’intervento chirurgico è la soluzione più efficace che permette di combattere la sindrome del tunnel carpale. Ma quali sono gli interventi che permettono di contrastare la patologia?

Interventi per curare la sindrome del tunnel carpale

L’intervento del tunnel carpale consiste in una decompressione del nervo mediano che, nei pazienti affetti dalla patologia, risulta compresso rispetto alla sua corretta posizione.
Praticando un taglio della struttura legamentosa, il tunnel carpale, viene rimossa una parte del legamento in modo da restituire un po’ di spazio al nervo. La sezione del legamento non è definitiva infatti, durante il processo di guarigione si rigenera adattandosi perfettamente allo spazio che ha a disposizione, tra i tendini e il nervo mediano. Per questo motivo non si possono verificare alterazioni permanenti del polso o della sua anatomia.
Intervento al tunnel carpale a cielo aperto (Fonte: my-personaltrainer.it)
L’intervento è di tipo ambulatoriale, ciò significa che si esegue in giornata e non prevede alcun tipo di ricovero. L’anestesia prevista è di tipo locale quindi il paziente rimarrà cosciente per tutta la durata dell’intervento.
Il chirurgo può scegliere di eseguire la procedura in due modi:
  • A cielo aperto: incidendo la cute per diversi centimetri a livello del polso;
  • A cielo chiuso: in artroscopiao in endoscopia, che permettono un processo di guarigione più rapido.
Al di là della tipologia di intervento, esistono delle procedure di preparazione a cui ogni paziente deve sottoporsi per garantire la buona riuscita dell’operazione. In primo luogo, si dovranno eseguire gli accertamenti clinici che stabiliscono se il paziente è in grado di affrontare l’operazione chirurgica.
I tempi di recupero variano in base alle modalità di intervento e al tipo di fisioterapia svolta quotidianamente dal paziente.

 

Alternative all’intervento chirurgico

Esistono delle soluzioni che permettono di evitare l’intervento chirurgico. Si tratta di rimedi che possono essere utilizzati dai pazienti che mostrano i primi stadi della sindrome, quando ancora i sintomi sono lievi o moderati.
Prima di optare per queste soluzioni alternative è bene consultare il medico di base per scegliere insieme a lui la terapia più adatta da seguire.
L’uso di un tutore per il polso, soprattutto durante la notte, impedisce all’articolazione di flettersi e causare dolore e formicolio.
Questa soluzione ti permette di notare i primi miglioramenti in poche settimane.

 

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